Questo estratto sulla valutazione dell'e-learning è parte del mio saggio FaD e apprendimento in rete: nuovi modelli per la formazione del futuro, in Learning Audit: auto-valutazione per l’istruzione e la formazione nell’era della conoscenza, a cura di M. Guspini, Roma, Anicia, 2003, pp. 69-111. Puoi leggerlo integralmente su Scribd.
Misurare l’efficacia dei corsi in rete: l’approccio valutativo
Valutazione dell'ambiente di apprendimento
Valutazione della partecipazione
Valutazione dei risultati dell'apprendimento
Introduzione
Quali sono i criteri di progettazione e organizzazione di ambienti di apprendimento on line? Come si può stabilire l’efficacia di un modello didattico telematico? Come possiamo monitorare e valutare processi di insegnamento/apprendimento in rete?
L’ipotesi di fondo è che gli ambienti formativi telematici permettono un apprendimento di efficacia pari o superiore rispetto alle modalità della didattica tradizionale, a condizione di essere integrati in un sistema innovativo di didattica interattiva e multimediale, progettata secondo la teoria costruttivista; in altri termini, si ipotizza che un ambiente telematico in cui la formazione sia messa in atto mediante un sistema di apprendimento collaborativo che favorisca scambi comunicativi e interazioni, abbia una maggior efficacia nel processo di insegnamento-apprendimento rispetto a un ambiente che non operi secondo questi parametri, producendo risultati migliori (più studenti meglio preparati, con minore dispendio di tempo e di costi).
|
Fasi della valutazione |
||
|
Azione |
Descrizione |
Strumenti
|
|
Valutazione di progetto |
Giustificare l’intervento formativo e definirne gli obiettivi, il target di utenza, le risorse, gli strumenti metodologici, gli strumenti tecnologici, i costi, i criteri di valutazione Valutare i prerequisiti (valutazione diagnostica e accertamento del livello di soglia) Definire il modello didattico Progettare l’intervento, la sua articolazione, il calendario operativo
|
Check list Questionario d’ingresso Analisi dei fabbisogni formativi
|
|
Monitoraggio |
Monitorare il processo in ogni fase del corso Dare feedback
|
Diario di bordo Reportperiodici Approccio Audit Rilevazioni di osservatori esterni |
|
Valutazione della partecipazione e dell’interazione |
Analizzare il livello di partecipazione e d’interesse Quantificare le interazioni Misurare il livello collaborativo
|
Analisi della messaggistica |
|
Valutazione dell’ambiente di apprendimento |
Valutare la congruenza dell’ambiente prescelto con gli obiettivi del corso e il target di utenza
|
Scale CLES e SCALE |
|
Valutazione della didattica |
Valutare la metodologia, l’operato dei docenti e dei tutor, i contenuti e i materiali del corso
|
Scala di Reeves |
|
Valutazione dei risultati dell’apprendimento |
Valutazione formativa Valutazione sommativa Strategie di new assessment
|
Auto-valutazione Questionari strutturati Scale Likert Produzione di testi, progetti, materiali Web folio |
|
Valutazione della tecnologia |
Valutare se la piattaforma prescelta risponde alla metodologia e gli obiettivi del corso Valutare l’accessibilità e la facilità d’uso
|
Check list del Progetto Edol |
|
Valutazione di sistema |
Analisi d’impatto Follow-updei risultati dell’apprendimento Valutazione economica Analisi della ricaduta nel sistema formativo Individuazione delle buone prassi Modellizzazione dell’intervento
|
Auto-valutazione Valutazione esterna Pratiche di benchmarking ROI |
Quello che si vuole proporre non è un nuovo paradigma valutativo, ma un modello integrato di valutazione che analizzi le componenti della realtà complessa e multidimensionale rappresentata dai corsi di apprendimento on-line.
Il modello valutativo che presentiamo e che viene riassunto nella tabella è articolato nel modo seguente:
- una fase riflessiva preliminare al corso, la valutazione di progetto;
- un’attività di monitoraggio, trasversale a tutte le fasi del percorso formativo;
- un’attività di valutazione volta ad analizzare cinque dimensioni: l’ambiente di apprendimento, il livello d’interazione e partecipazione, la didattica, i risultati dell’apprendimento e la tecnologia usata;
- una fase posteriore alla conclusione delle attività formative, la valutazione di sistema.
Occorre evidenziare che si tratta di un’articolazione strumentale nella quale le diverse dimensioni hanno dei momenti in comune e in alcuni casi delle sovrapposizioni anche spazio-temporali, e che lo schema proposto può essere accresciuto e ampliato.
La valutazione di progetto
La realizzazione del progetto didattico va preceduta da una fase esplorativa preliminare che ha lo scopo di giustificare l’intervento formativo e articolarlo, definendone gli obiettivi e le competenze che dovranno essere acquisite a fine corso, il target di utenza, le risorse umane e strutturali, la scelta della metodologia didattica (quale modello si vuole seguire, quale sarà il ruolo del docente, come verranno strutturate le lezioni, ecc.), i mezzi e le tecnologie, i costi e i criteri valutativi. Si deve prevedere un’azione di valutazione diagnostica e di accertamento del livello di soglia, per verificare i prerequisiti degli allievi e poter così procedere alla progettazione didattica dell’intervento coerentemente con il modello teorico e metodologico che si intende seguire. Un possibile elenco degli indicatori può essere il seguente.
1. giustificare l’intervento formativo: perché questo corso? Quali sono i presupposti teorici? Quali sono gli output attesi?
2. definire il target di utenza: a chi si rivolge questo corso?
3. definire gli obiettivi;
4. indicare la durata nel tempo;
5. definire il modello didattico: la scelta del modello va giustificata relativamente al target, agli obiettivi, ecc.;
6. individuare le risorse: i docenti, i tecnici, gli esperti, ma anche le strutture, i materiali, ecc.;
7. individuare la tecnologia e gli strumenti: il sistema, la piattaforma, il software, l’organizzazione dei supporti e gli aiuti on line;
8. strutturare l’intervento, stabilendo: i contenuti; l’architettura delle lezioni, unità o moduli; i tempi di apprendimento previsti; il ruolo delle risorse umane impiegate (docenti, tutor, esperti, ecc.); le attività, secondo un calendario operativo; un periodo preliminare di training per familiarizzare l’utente con il sistema; i materiali didattici e la loro modalità di erogazione;
9. definire i criteri valutativi: quando e come valutare, con quali strumenti, a quale scopo (valutazione formativa, sommativa, certificazione delle competenze, ecc.);
10. definire i prerequisiti e gli strumenti per misurarli: stabilire il livello di conoscenze informatiche minime dell’utente e delle conoscenze pregresse nella materia oggetto del corso; approntare uno strumentario per misurarle; prevedere una forma di valutazione diagnostica delle aspettative e delle motivazioni degli utenti;
11. valutare i costi: predisporre un budget dettagliato dei costi dell’operazione e dei ricavi attesi.
Può essere utile verificare il processo progettuale con una check list che preveda una serie di item che spaziano nelle dimensioni che abbiamo sopra elencato.
Nella progettazione didattica telematica emergono alcuni punti chiave: la cooperazione e interazione fra esperti di diverse discipline (metodologo, informatico, psicopedagogista, ecc.); l’accesso a risorse remote (materiali didattici, banche dati, ecc.); la riusabilità del software didattico e la sua condivisione fra più progetti, che permette di abbattere i costi di sviluppo, particolarmente elevati per i prodotti informatici. La scelta del modello di corso che si vuole proporre è rilevante per la progettazione dell’architettura globale dell’intervento formativo. Robin Mason, dell’Institute of Educational Technology dell’Open University, suggerisce tre modelli di corsi in rete:
1. Modello contenuto-supporto: è la prima e più estesa categoria di corso on line, basata sulla separazione fra contenuto del corso (spesso consistente in materiale a stampa) e supporto del tutor (che nella forma più semplice è costituita da e-mail o computer conferencing). Il contenuto è relativamente statico e l’attività collaborativa tra studenti piuttosto rudimentale; la componente on line non supera il 20% del tempo di studio. È il modello più usato nei corsi della Open University del Regno Unito.
2. Modello avvolgente: i corsi consistono in materiali elaborati su misura (guide per lo studente, attività, discussioni) rivestiti da materiali già esistenti (libri, CDrom, tutorials). L’interazione e la discussione on line occupano il 50% del tempo dello studente, il materiale predeterminato occupa il restante 50%. Il modello tende a favorire un approccio basato sulle risorse, dando allo studente più responsabilità e libertà d’interpretazione; anche il ruolo del docente si estende, poiché il corso si sviluppa in modo creativo mediante attività e discussioni. Spesso si ricorre alla condivisione di spazi on line per attività di problem solving e all’utilizzo di modalità multimediali.
3. Modello integrato: consiste di attività collaborative, discussioni e lavori di gruppo; il corso si basa su attività on line e i suoi contenuti sono fluidi e dinamici e largamente determinati dal lavoro individuale e di gruppo. In tal senso questo modello rappresenta l’antitesi del primo, e si basa sulla creazione di una comunità di apprendimento.
Il monitoraggio
Il monitoraggio accompagna il processo formativo in ogni sua fase. Può essere tacito (una semplice raccolta di dati con evidenziazione delle tendenze emergenti), reattivo (correzione dell’intervento se non viene riconosciuta la sua adeguatezza) o dinamico (modifica del percorso e cambiamento degli obiettivi)[5]. Le fasi del monitoraggio sono le seguenti:
a) rilevazione dell’andamento dell’intervento;
b) descrizione dell’andamento dell’intervento;
c) rilevazione dello scarto esistente tra l’andamento previsto e quello effettivo;
d) segnalazione di tutti gli scarti rilevati.
È necessario che il monitoraggio sia costante per poter intervenire sulle situazioni critiche in tempo reale; i dati raccolti devono essere organizzati in forma tale da poter essere agevolmente consultati. Il diario di bordo consiste nella registrazione di tutte le fasi di avanzamento del corso, delle difficoltà e le problematiche riscontrate, le soluzioni adottate, i contributi dei singoli e del gruppo di lavoro. La registrazione deve seguire un ordine cronologico e deve essere costante nel tempo; può essere realizzata sotto forma di diario tenuto dal docente o tutor, o sotto forma di riflessione di gruppo o archivio collettivo tenuto a turno da un membro della comunità, come documentazione di tipo critico e metacognitivo. Una forma più semplice e rapida di diario del corso è la scheda riassuntiva delle attività, da elaborare periodicamente.
L’approccio Audit consiste in una metodologia di valutazione qualitativa del sistema per migliorare qualità e prestazioni. Prevede l’auscultazione sistematica del funzionamento dell’intervento formativo con strumenti quali questionario, interviste, osservazioni sistematiche, ecc. Vengono messi in evidenza i problemi, per i quali sono elaborate proposte operative orientate alla loro risoluzione e all’appianamento delle difficoltà. Uno strumento di autovalutazione della didattica per formatori e tutor è stato recentemente messo a punto da Will Thalheiner con il nome di E-learning Quick-Audit. Consente di monitorare il processo didattico attraverso otto steps metodologici:
- rendere il contesto dell’apprendimento simile al contesto nel quale avverrà la prestazione;
- offrire attività che permettano di recuperare e testare le informazioni acquisite;
- dare feedback;
- dare l’opportunità di ripetizione dei concetti appresi;
- inserire un lasso di tempo tra apprendimento e pratica;
- presentare i contenuti in modi differenti;
- utilizzare solo le informazioni rilevanti;
- aiutare l’allievo a mettere a fuoco le informazioni più importanti.
L’efficacia della metodologia didattica può essere oggetto di una forma di autovalutazione da parte degli studenti, tramite la compilazione di un questionario telematico costruito per rilevare la qualità didattica del corso in diversi aspetti: qualità dei materiali didattici, contenuti delle lezioni appropriati, flessibilità del corso, qualità delle competenze e della disponibilità dei docenti e dei tutor, qualità dell’organizzazione del corso, qualità delle strumentazioni tecnologiche hardware e software, livello della interazioni fra corsisti e tutor e fra corsisti stessi.
A partire dalle metodologie di learning audit è stato elaborato, sulla base dei lavori di Thalheimer, un modello di autovalutazione relativo all’apprendimento in rete, che ha preso il nome di e-learning audit. Il processo di valutazione prevede 5 fasi:
1. Identificazione degli obiettivi. Attraverso le interviste ai dirigenti dell’organizzazione vengono individuati gli obiettivi finanziari, aziendali, dell’e-learning e l’allineamento.
2. Valutazione delle capacità e degli strumenti tecnologici. Lo scopo è quello di chiarire quali siano le capacità della sezione dell’azienda che si occupa di formazione, le capacità tecniche delle infrastrutture, le capacità-disponibilità degli utilizzatori attraverso interviste o indagini; viene inoltre effettuata l’analisi SWOT (forza/debolezza, opportunità/rischi.
3. Valutazione del contenuto: pregresso, attuale, in via di realizzazione; analisi delle modalità di trasmissione della conoscenza (argomenti, moduli, curricoli).
4. Raccomandazioni strategiche: modellamento del software e dei materiali, Learning Management System, hosting, sviluppo attuale, formazione, portale web, modello formativo (preconfezionato, cartaceo, aula, online), obiettivi del contenuto desiderato, formazione peer-to-peer, integrazione.
5. Management dell’implementazione: misurazioni delle prestazioni del business (metrics), controllo di qualità, ROI (Return on Investment).
Altri strumenti del monitoraggio sono il ricorso a osservatori esterni, i report periodici del tutor o del gruppo, strumenti di autovalutazione, triangolazioni, valutazioni di osservatori esterni, focus group in presenza, forum telematico, analisi dei testi prodotti in base alle diverse componenti cognitiva, affettiva, sociale, metacognitiva, partecipativa.
Valutazione dell’ambiente di apprendimento
Gli ambienti di apprendimento si possono definire come luoghi studiati e progettati da un’équipe costituita da esperti di vari settori (pedagogisti, psicologi, metodologi, progettisti multimediali, sociologi, tecnici, esperti di dominio), in cui l’efficacia didattica è soggetta ai principi teorici su cui la sua progettazione si basa, e strettamente connessa ai processi di apprendimento che vengono messi in atto nell’ambiente stesso. La progettazione di un ambiente di apprendimento costruttivista costituisce una fase complessa e delicata. Al costruttivismo, infatti, non corrisponde un modello didattico predefinito, da riempire di volta in volta con contenuti diversi, dal momento che i processi conoscitivi sono inseriti in contesti specifici: la fase progettuale diviene dunque un’operazione flessibile, adattata alle diverse situazioni. Il ruolo del progettista cambia dal creare situazioni di apprendimento prescrittive allo sviluppo di ambienti che coinvolgono attivamente gli allievi, portandoli alla costruzione di conoscenze significative; più precisamente, gli ambienti costruttivisti coinvolgono gli allievi nella costruzione della conoscenza attraverso attività collaborative che incastonano l’apprendimento in un contesto significativo e attraverso la riflessione su ciò che è stato appreso con la conversazione tra pari. L’ambiente di apprendimento diviene così uno spazio progettato in cui il soggetto si muove, si integra e interagisce: un ambiente così strutturato può rendere la formazione più accessibile, annullando gli effetti della distanza, della carenza di docenti e di sedi sul territorio. L’accento è posto sul concetto di apprendimento, e quindi sul ruolo attivo del soggetto che può calibrare l’intervento educativo secondo i propri bisogni, interessi e ritmi, scegliendo il percorso più confacente. Vengono integrate conoscenze epistemiche (assunzione di una data concezione della conoscenza), semiologiche (ricerca di un equilibrio tra le possibilità offerte e la loro comprensibilità per l’utente), contenutistiche (riorganizzazione dei contenuti all’interno di una struttura a rete) e tecnologiche (padronanza del software, conoscenza dell’hardware, ecc.).
Nella progettazione di un ambiente di apprendimento si devono tenere presenti una serie di domande:
- l’ambiente che sto progettando fornisce un modello operativo adeguato che consente di operare sulla realtà? In altre parole, è in grado di sollecitare l’allievo a formarsi un modello operativo delle risorse di cui dispone?
- rappresenta l’organizzazione che apprende in una forma spaziale a più dimensioni?
- favorisce l’interazione individuo/collettività?
- mette il soggetto in condizioni di operare sia con modelli scientifici sia con modelli empirici?
- ha una base multi-disciplinare?
Nel 1991 alcuni ricercatori della Curtin University Technology in Australia hanno elaborato, in una prospettiva costruttivista, la scala CLES, Constructivist Learning Environment Survey, uno strumento applicato a classi di bambini fra gli 8 e i 10 anni per valutarne cinque aspetti: la rilevanza dell’apprendimento sulla vita personale, il poter esprimere opinioni critiche, la partecipazione ai processi educativi e valutativi, la flessibilità nella comprensione e la negoziazione. La sperimentazione della scala ha condotto alla messa a punto dello SCALE, Social Constructivism and Active Learning Environments, un tentativo di definire e misurare gli ambienti di apprendimento costruttivisti: gli allievi, bambini fra i 6 i 12 anni, devono rispondere a un questionario di 40 item riguardanti l’ambiente di apprendimento che preferirebbero e quello in cui sono attualmente inseriti. Le domande riguardano otto dimensioni:
1. chiarimenti dell’insegnante: la misura in cui agli studenti vengono fornite spiegazioni, esempi e pluralità di modi di comprensione;
2. centralità dello studente: la misura in cui lo studente ha sotto controllo il processo di apprendimento e le decisioni da prendere;
3. guida del docente: la misura in cui l’insegnante illustra le fasi di un problema e fornisce sostegno (scaffolding);
4. priorità della conoscenza dello studente: la misura in cui le attività di apprendimento sono personalmente rilevanti e prioritarie:
5. generazione di nessi: la misura in cui lo studente costruisce i collegamenti nella conoscenza;
6. porre domande/discutere: la misura in cui sono incoraggiate ipotesi, discussioni, domande e richieste nella classe;
7. esplorazione dei media e delle risorse: la misura in cui vengono usati strumenti tecnici e altre risorse;
8. collaborazione e negoziazione: la misura in cui gli studenti interagiscono socialmente per costruire significati e ottenere consenso.
La scala è stata sviluppata come strumento per gli insegnanti, con l’obiettivo di comprendere la pratiche sociali costruttiviste e il modo in cui tali pratiche sono considerate dagli studenti. La maggiore difficoltà, però, sta nel fatto che si tratta di una scala oggettiva per misurare ambienti costruttivisti e quindi dinamici, oltre all’eccessiva lunghezza rappresentata dai quaranta item.
Valutazione della partecipazione
Per valutare in che misura gli allievi si sono resi partecipi del processo formativo a distanza vengono utilizzate alcune tecniche, quali l’analisi della messaggistica, le date di accesso e la durata dei collegamenti, la pagine visitate, la presenza nelle discussioni sincrone, il numero totale degli accessi. L’analisi delle interazioni porta a rilevarne il livello, in una scala che va dalla semplice interazione dell’individuo con il docente, le risorse e i materiali fino al grado più elevato e complesso di interazione del gruppo come comunità collaborativa. Il livello collaborativo include diverse dimensioni, fra le quali: interattività del corso; capacità di interagire con i compagni e lavorare in gruppo; qualità della partecipazione (accessi in rete, interventi, commenti, numero di messaggi scambiati); rapporto tra i docenti e gli studenti (comunicazione con gli allievi, disponibilità, capacità di fornire supporto, di ispirare fiducia, ecc.); qualità delle attività di gruppo (esercitazioni, simulazioni, sperimentazioni); l’applicazione di strategie collaborative in ambiente telematico (teleconferenza, spazi telematici condivisi, classi virtuali, comunità di apprendimento, ecc.); il livello di interesse.
Valutazione dei risultati dell’apprendimento
Nel caso della formazione on-line, non potendo contare sulla presenza fisica degli allievi, l’apparato di controllo costituisce la principale fonte di informazione sui risultati dell’apprendimento: la fase valutativa deve perciò fornire dati e informazioni che possano essere classificati e archiviati, anche con la collaborazione attiva degli allievi, e deve articolarsi attraverso le fasi di valutazione ex-ante, in itinere, ex-post, con un particolare rilievo alla valutazione formativa. Nell’istruzione a distanza la valutazione consente di procedere alle correzioni e agli adeguamenti necessari per lo svolgimento del percorso didattico e, proprio per tale motivo, essa comporta livelli, dimensioni, e fasi differenziate lungo tutto l’itinerario dello stesso percorso.
Alcune recenti teorie sulla valutazione in ambiente anglosassone volgono in direzione del “new assessment”, un insieme di metodologie e procedure che si possono così riepilogare:
- valutazione e monitoraggio costante del processo d’insegnamento-apprendimento (valutazione formativa);
- lettura diacronica e longitudinale della valutazione di prodotto della singola performance (rendendola così una valutazione di processo);
- suddivisione delle responsabilità dei risultati dell’apprendimento tra insegnante e discenti, in un clima collaborativo;
- partecipazione attiva degli studenti alle pratiche valutative (auto-valutazione);
- coinvolgimento della valutazione nelle pratiche quotidiane d’apprendimento relative a un’area specifica.
Oltre alle strategie di autovalutazione, che vedono la collaborazione attiva degli allievi, vengono poste in atto metodologie classiche come prove oggettive, produzione di testi o progetti, lavori di gruppi, ecc.; nel caso dei questionari di tipo chiuso a scelta multipla le prove vengono somministrate a un campione di studenti estratto in modo casuale dalla popolazione che frequenta il corso online, assumendo come gruppo di controllo un campione di studenti non frequentanti; è prevista la somministrazione di un pre-test che attesti le condizioni d’ingresso dei due gruppi. I dati così raccolti vengono sottoposti a un’analisi statistica che permette di compararli e rilevarne le differenze statisticamente significative. In molti casi l’architettura del corso prevede un incontro in presenza con il docente per la prova finale d’esame, mediante la quale vengono valutate e certificate le competenze acquisite.
Valutazione della didattica
La qualità della didattica si può valutare secondo una serie di dimensioni relative alla capacità dell’intervento formativo di promuovere forme di apprendimento efficaci. Le aree fondamentali di indagini sono tre:
- valutare l’operato del tutor/docente: le sue competenze, la sua disponibilità, la capacità di offrire supporto, il livello d’interazione con gli allievi;
- valutare la strutturazione del corso: l’articolazione in lezioni, unità o moduli, la flessibilità del programma, il livello di personalizzazione, le difficoltà rispetto alle conoscenze e competenze dei partecipanti, la chiarezza dei compiti da svolgere, l’attività/passività dell’allievo, la formulazione esplicita di obiettivi e contenuti, la possibilità di avere feedback in ogni fase;
- valutare i contenuti e i materiali: la coerenza tra obiettivi e contenuti e il livello di difficoltà di questi ultimi, la facilità di accesso dei materiali didattici, la loro validità scientifica, il costo di acquisto e download, la presenza di materiali realizzati appositamente, la possibilità di accedere a documenti, risorse bibliografiche, banche dati e altri materiali.
Tom Reeves propone un modello di valutazione dei corsi in CBE (Computer Based Education) fondato su 14 dimensioni pedagogiche, ciascuna delle quali si riferisce alla capacità della CBE di intraprendere interazioni di istruzione potenti, monitorare i progressi dell’apprendimento, aumentare il rendimento degli insegnanti, ridurre le differenze individuali, promuovere l’apprendimento cooperativo.
Epistemologia: oggettivismo vs. costruttivismo. Fa riferimento alle teorie sulla natura della conoscenza in possesso di chi ha ideato il programma. Nel contesto CBE l’oggettivismo è sostenuto dai promotori degli Integrated Learning Systems (ILS), il costruttivismo dai fautori dei mind-tools elettronici. Gli ILS sono sistemi a rete su larga scala che integrano le funzioni di istruzione, valutazione e gestione; i docenti sono relegati al ruolo di facilitatori. Nella visione costruttivista, secondo cui non esistono conoscenze assolute ma diverse prospettive valide su un argomento, i mind-tools elettronici, quali ipertesti e multimedia, consentono a docenti e studenti di collaborare a costruire un’unica rappresentazione della conoscenza.
Filosofia pedagogica: istruttivismo vs. cognitivismo. L’istruttivismo in pedagogia sottolinea l’importanza di finalità e obiettivi che esistono al di fuori di chi apprende, e che una volta delineati vengono organizzati gerarchicamente in complessità crescente; il costruttivismo punta invece sull’intenzionalità del discente, sulle sue capacità e strategie metacognitive nella costruzione della conoscenza, assicurandosi che l’ambiente di apprendimento sia quanto più ricco possibile. All’istruttivismo fanno riferimento i tutorials basati sul computer (CBT), i drill-and-practice e gli ILS; al costruttivismo gli ambienti di apprendimento interattivi, i micro-mondi e i mindtools (strumenti cognitivi).
Psicologia di sfondo: comportamentismo vs. cognitivismo. Sebbene orami sostenuto da uno sparuto gruppo di difensori, il comportamentismo è molto diffuso in ambienti CBE e ritiene che il fattore importante dell’apprendimento sia il comportamento, che è direttamente osservabile. La psicologia cognitiva presta maggior attenzione agli stati mentali interni; le strategie di apprendimento variano a seconda del tipo di conoscenza da costruire.
Orientamento a un fine: obiettivi focalizzati con precisione vs. obiettivi non focalizzati. Finalità e obiettivi nella CBE possono spaziare da quelli definiti con precisione (es. protocolli medici rigorosi in situazioni di emergenza) a quelli meno definiti o indefiniti (es. imparare ad apprezzare l’arte moderna). In alcuni campi conoscitivi un insegnamento tramite istruzioni dirette appare inappropriato, in quanto non è richiesta la trasmissione di una serie di nozioni.
Validità esperenziale: astratto vs. concreto. Se conoscenza, abilità e attitudini vengono apprese in un contesto d’uso, saranno più facilmente spendibili in un contesto simile; l’istruzione tradizionale presenta dei contenuti astratti, costringendo lo studente a sforzarsi di generare connessioni tra condizioni (es. un problema) e azioni (es. usare la conoscenza come strumento per risolvere quel problema). La CBE può essere pensata per presentare un evento o una situazione come “ancora” alla realtà fattuale, per uno sforzo collaborativo di studenti e docenti per costruire conoscenze; così avviene nel Cognition and Technology Group della Vanderbilt University (CGTV), che parla di “istruzione ancorata” per definire il processo di costruzione di nuove conoscenze situato o ancorato in contesti significativi e rilevanti.
Ruolo del docente: didattico vs. facilitativo. Alcuni sistemi di CBE concepiscono il docente come “facilitatore”, altri lo considerano in un ruolo più tradizionale di “insegnante”. Nel ruolo didattico prevale l’attività di spiegazione agli studenti; in questo caso la CBE supporta, rinforza ed estende l’esposizione dell’insegnante. Il docente come facilitatore diventa una risorsa che viene consultata dallo studente e a volte si fa studente egli stesso.
Flessibilità del programma: programma “a prova d’insegnante” vs programma facilmente modificabile. Si tratta di capire se il programma è “a prova d’insegnante”, nel senso che il docente non può intromettersi e modificarlo, se non a rischio di comprometterne l’efficacia, o se è facilmente modificabile. I più ferventi sostenitori del primo approccio auspicano la completa sostituzione del docente con CBE sempre più umanizzati; d’altra parte proibire degli adattamenti può fa perdere l’occasione di modifiche creative che possono migliorare il programma.
Valutazione degli errori: apprendimento privo di errori vs. apprendimento dall’esperienza. L’apprendimento per prove ed errori ci permette di imparare dai nostri errori; al contrario alcuni teorici, in particolare i sostenitori dell’istruzione programmata, sostengono che l’apprendimento ideale è privo di errori. Alcuni programmi ricalcano i principi dell’istruzione programmata; altri sono altamente simulativi di contesti reali, in cui le scelte sbagliate permettono di apprendere determinati contenuti.
Origine della motivazione: estrinseca vs. intrinseca. La motivazione rappresenta il fattore primario dei modelli istruzionali. Una motivazione può essere estrinseca (esterna all’ambiente di apprendimento) o intrinseca (integrata ad esso). I nuovi approcci si propongono come intrinsecamente motivati, ma poche ricerche indagano il motivo per cui dovrebbero esserlo. Attualmente la motivazione estrinseca rimane un fattore critico in molti contesti educativi.
Aggiustamento delle differenze individuali: inesistente vs. multisfaccettato. Non sempre la CBE riesce a ridurre le differenze individuali tra discenti: alcuni programmi prestano scarsa attenzione a tali differenze, mentre altri tengono conto delle diversità di carattere, affettive e fisiologiche. L’impatto delle differenze individuali è un fattore primario nella CBE; molti modelli di apprendimento considerano le differenze determinanti per i risultati educativi. Per affrontare il problema è opportuno fare ricorso a strategie di scaffolding, reset cognitivo, e altri tipi di supporto meta-cognitivo.
Controllo del discente: inesistente vs. illimitato. Si riferisce alla possibilità di chi apprende di decidere quale sezione studiare o quel percorso seguire nel materiale interattivo. Teoricamente un maggior controllo permette l’individualizzazione dell’istruzione e una più alta motivazione, ma gli esperimenti condotti non hanno avvalorato questa tesi.
Attività dell’utente: attività che fanno nascere l’apprendimento vs. attività generativa. Gli ambienti che permettono a chi apprende di accedere a varie rappresentazioni del contenuto vengono etichettate “mathemagenic”, ossia attività che rendono possibile la nascita dell’apprendimento[19]; quelli che lo coinvolgono nel processo di creazione, elaborazione e rappresentazione delle conoscenze sono detti generativi. I primi fanno riferimento alla pedagogia istruttivista, i secondi a quella costruttivista. A volte le due dimensioni sono presenti simultaneamente nel programma.
Apprendimento cooperativo: non supportato vs. integrale. Fa riferimento al metodo per cui i soggetti che apprendono lavorano insieme a coppie o a piccoli gruppi condividendo gli obiettivi del lavoro, e che consente di raggiungere risultati migliori a livello d’istruzione e a livello sociale.
Sensibilità culturale: inesistente vs. integrale. Le dimensioni succitate hanno un elemento culturale che non va trascurato (ad es. in certe culture è inappropriato fare domande incalzanti); la CBE dovrebbe mostrare più attenzione possibile nei confronti di culture ed etnie diverse.
Valutazione della tecnologia
Una valutazione a livello tecnico dovrà esplorare una serie di dimensioni riguardanti: la valutazione del software (funzionalità, fruizione, produzione); la facilità di addestramento all’uso delle interfacce; i requisiti di sistema necessari per accedere ai portali e ai corsi in rete; la compatibilità con altri software; la presenza di un sistema di tutoraggio o di aiuto in linea; il livello dei prerequisiti richiesti per operare sul computer; la velocità del software impiegato; il costo del software; i costi di connessione, della strumentazione, dei materiali d’uso (periferiche, supporti CDRom, carta, dischetti, ecc.). Un esempio di scala valutativa del software didattico, elaborato nell’ambito del progetto Edol dell’Università di Torino, prevede una serie di domande riguardanti la produzione, l’opportunità di valutazione e l’implementazione, classificando le risposte in una scala di intervalli da 1 a 10.
Valutazione del sistema
Tutte le azioni valutative fin qui descritte vanno a innestarsi su un processo di valutazione che riguarda in maniera globale l’intervento formativo, da effettuarsi dopo il termine del corso. Si tratta, in sostanza, di valutare se gli obiettivi del corso sono stati raggiunti con successo e se l’intervento è modellizzabile per essere riutilizzato in altri contesti.
L’Università del Maine fa uso di una scala valutativa dei criteri contenutistici dei corsi in rete, strutturata in intervalli da 1 a 5:
- gli obiettivi sono chiaramente definiti?
- il livello di difficoltà è appropriato agli obiettivi del corso?
- la lunghezza e la profondità dei contenuti è appropriata?
- i soggetti cui il corso è destinato possiedono i prerequisiti e le competenze necessarie?
- a conclusione del corso gli obiettivi sono stati raggiunti?
- vengono apprese conoscenze, competenze o attitudini appropriate?
- i soggetti conservano le conoscenze acquisite a lungo termine?
- l’apprendimento è superiore rispetto ad altre forme d’istruzione?
- altre forme d’istruzione sono altrettanto sicure?
- altre forme d’istruzione sono altrettanto economiche?
Una prima fase della valutazione di sistema è identificabile come analisi d’impatto, attuata nel momento immediatamente successivo alla fine del corso. Gli indicatori cui si fa riferimento sono i seguenti:
- adeguatezza dei corsi rispetto al problema formativo: se la scelta dei corsi in rete ha prodotto dei risultati pari o maggiori rispetto a quelli che si sarebbero ottenuti impiegando modalità formative di tipo tradizionale;
- successo dei corsi: rapporto quantitativo tra gli studenti che completano il percorso formativo e quelli che lo abbandonano prima della conclusione;
- successo delle metodologie usate: percentuale di studenti promossi rispetto agli iscritti;
- ottimizzazione dei tempi: periodo necessario per completare la formazione in rete, possibilità di accedere alla formazione secondo orari e tempi personalizzati, qualità della preparazione nel rapporto tempi/risultati;
- qualità dei servizi offerti: livello di soddisfazione degli utenti relativamente a strutture, infrastrutture, organizzazione, segreteria, comunicazione, ecc.;
- flessibilità: livello di soddisfazione degli utenti riguardo le possibilità di adattare il corso alle proprie esigenze;
- obiettivi: se sono state raggiunte le mete prefissate all’inizio del corso, ovvero se la valutazione di sistema è congruente con la fase progettuale o se sono intervenute modifiche o, in ogni caso, gli obiettivi iniziali sono stati disattesi;
- capacità di adattamento: in che misura l’organizzazione del corso ha saputo fare fronte a ostacoli inattesi, problemi logistici, didattici, interpersonali, mutamenti di rotta di piccola o grande portata;
- risposta ai fabbisogni formativi: successo del sistema nel rispondere alle richieste formative da parte del mondo del lavoro e delle altre agenzie formative;
- rapporto costi-benefici: vantaggi del sistema formativo in rete rispetto ai sistemi tradizionali di formazione in presenza;
- prestigio e qualità della certificazione: riconoscimento dei titoli rilasciati al termine del corso on line da parte di altre istituzioni educative di grado parallelo o superiore, riconoscimento da parte del mondo del lavoro (aziende, istituzioni, imprese) e considerazione accordata all’istituzione che rilascia i titoli in questione.
A medio termine si possono misurare gli effetti con un’analisi follow up che misuri la permanenza delle conoscenze acquisite a distanza di tempo e con analisi mirate a quantificare la ricaduta dell’intervento formativo nel tessuto sociale ed economico. Si prenderanno quindi in considerazione la presenza di eventuali cambiamenti operati dal corso in integrazione con il sistema formativo nazionale, la sinergia con il territorio, con le istituzioni, con le amministrazioni, con le parti sociali e le imprese, il contributo alla crescita economica di settori produttivi tradizionali e innovativi, la rilevanza sociale e culturale, l’apprezzamento da parte di osservatori ed esperti esterni, il successo dei modelli proposti, delle metodologie usate, dei risultati disseminati, la riusabilità del progetto corsuale in altri contesti e situazioni.
A lungo termine l’analisi può evidenziare i cambiamenti permanenti che si verificano nell’organizzazione scolastica e formativa, l’attivazione di strategie di benchmarking, l’individuazione e la diffusione delle pratiche ottimali. La formazione on line può rispondere con efficacia alle nuove esigenze formative che richiedono una costante crescita di conoscenza e adeguamento in tempo reale ai cambiamenti tecnologici, là dove la formazione tradizionale impiega troppo tempo per modificare contenuti e materiali didattici, che nel momento della loro introduzione appaiono già obsoleti. In conclusione, la valutazione di sistema dovrebbe assumere la forma di monitoraggio costante, che documenti il processo e i risultati dell’apprendimento, con uso di rilevazioni e osservazioni esterne, comparazioni con altre esperienze, analisi economiche e sociali.
Riferimenti Bibliografici
C. J. Bonk, E. J. Oyer, P. V. Medury, Is this the S.C.A.L.E.?: Social constructivism and active learning environments, Paper presented at the annual meeting of the American Educational Research Association, San Francisco, April, 1995.
A. Calvani, M. Rotta, Fare formazione in Internet. Manuale di didattica online, Trento, Erickson, 2000.
L. Gallino, Gli ambienti di apprendimento nella scuola e nel lavoro, “Tecnology Review”, Suppl. n. 5, Sett.-Ott. 1998.
D.H Jonassen et al., Constructivism and Computer-Mediated Communication in Distance Education,“The American Journal of Distance Education”, 9(2), 1995, pp. 7-26.
R. Mason, Models of Online Courses, “ALN Magazine”, 2 (2), 1998.
G. Olimpo, G. Trentin, La telematica nella didattica: come e quando. Un’analisi dei possibili ruoli e significati che la telematica può assumere nei differenti momenti della didattica, “TD”, n. 2 - Autunno 1993, pp. 4-17.
T. Reeves, Evaluating what really matters in computer-based education, 1994, http://it.coe.uga.edu/~treeves/
P.C. Taylor, B.J. Fraser, L.R. White, CLES: An instrument for monitoring the development of constructivist learning environments. Paper presented at the annual meeting of the American Educational Research Association, New Orleans, LA., April 1994.
W. Thalheimer, E-learning Quick-Audit, Work-Learning Research Publications, april 2002 (www.work-learning.com).
G. Trentin, Dalla formazione a distanza all’apprendimento in rete, Milano, Franco Angeli, 2001.
B.M. Varisco, Tecnologie didattiche, apprendimento e valutazione, in D. Persico (a cura di), Tecnologie didattiche e scuola. Atti del Convegno TED, Genova, 12-14 febbraio 2001, Ministero della Pubblica Istruzione – CNR, Istituto Tecnologie Didattiche, 2001, p. 229.
