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Il Complex Learning

Colori liquidi

Il complex learning rappresenta l’ibridazione tra ambienti, linguaggi e modi di interazione in una comunità di apprendimento costituita dall’intero web. Le sue caratteristiche lo rendono un’efficace risposta alla sfida della società della conoscenza del XXI secolo, che impone l’individuazione di modelli educativi in grado di garantire la personalizzazione dei percorsi e la valorizzazione dei saperi informali e non formali. In una prospettiva di Lifelong Learning il modello complex appare particolarmente adatto a percorsi di formazione continua in comunità di apprendimento professionali di adulti che condividono problemi e obiettivi comuni. La possibilità di costruire un ambiente di apprendimento personalizzato attraverso l’uso di tecnologie e strumenti di comunicazione di uso comune, infatti, promuove l’attivazione di dinamiche di apprendimento che affrontano i problemi della conoscenza riflettendo la complessità del mondo reale e delle relazioni sociali che si instaurano in esso.

Il primo articolo di Eleonora Guglielman e Laura Vettraino  sul Complex Learning è ora su Scribd, dove può essere letto e prelevato liberamente.


 

BestiarioIl bestiario dell'e-learning

I convegni, specie quelli organizzati dalle grandi lobbies, possono essere deludenti e per certi aspetti deprimenti, ma hanno il grande vantaggio di rinfrescarci la memoria sulla reale situazione in cui versano determinate aree professionali e del sapere. E’ il caso di Didamatica 2010, che tra alcune perle degne di nota e di interesse ha offerto un panorama squallido ma preciso della percezione dell’e-learning nel nostro paese e del livello scientifico che accompagna la divulgazione e le pratiche messe in atto nei diversi contesti formativi.

Scrivevo a suo tempo, nel Glossario Isfol, che l’e-learning non è solo “apprendimento elettronico” ma anche e soprattutto  progettazione di ambienti di apprendimento aperti, distribuiti e flessibili, centrati sul soggetto che apprende e basati sull’interazione e sulla condivisione delle risorse. Una definizione che proprio in quanto definizione appare in parte superata, ma straordinariamente innovativa se consideriamo il tenore di taluni interventi che sono stati presentati nell’ambito delle tre giornate di Didamatica.

Nell’assistere alle relazioni ho così scoperto molte cose. Tra queste: che per imparare il problem solving da oggi c’è una patente ECDL che ne certificherà le capacità grazie all’uso “esperto” di strumenti basati su Excel; che la massima preoccupazione di chi progetta ed eroga e-learning deve essere la rispondenza agli standard SCORM; che i learning objects sono oggetto di un’ontologia e quindi di una riflessione sui massimi sistemi filosofici; che Moodle è lo stato dell’arte dell’e-learning; e, dulcis in fundo, che il monitoraggio della partecipazione in un corso online può assumere inquietanti risvolti polizieschi.

Quest’ultima cosa assume dei risvolti involontariamente comici. In uno dei contributi gli Autori, che con estrema disinvoltura mescolano i concetti di piattaforma, classe virtuale e web 2.0, ipotizzano un sistema di monitoraggio della partecipazione basato sui tracciamenti dei login e su strumenti di analisi delle interazioni con relativa produzione di sociogrammi. Ma, non paghi, si spingono fino a illustrare un dispositivo di rilevazione delle presenze che avverte il docente quando l’allievo rimane inattivo per più di tre minuti di seguito. A questo punto dovrebbe scattare l’applauso: dopo anni di studi seri sulle pratiche valutative delle interazioni in rete, ci si avvia alla conclusione che il migliore riscontro dell’interesse e della presenza è verificare che l’allievo sia incollato alla sedia e con l’occhio bovino fisso alla videolezione snocciolatagli dal docente di turno. Se la cosa non fosse drammaticamente seria ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate: invece no, c’è chi ci crede e, cosa ancora più preoccupante, trova ascolto e finanziamenti per la produzione e l’uso di periferiche da film di quarta categoria  a imitazione di Arancia Meccanica.

Quella che Gianni Marconato ha definito “demenzialità” assume i contorni allarmanti di un’azione sistematica di distruzione della logica e del buon senso che guidano le pratiche, innovative e non, di chi lavora seriamente sul campo e non si improvvisa esperto né, tantomeno, inquisitore della formazione.

Se volete leggere un Glossario serio dell’e-learning ne potete trovare alcuni in rete; ma se volete dilettarvi a leggere un Bestiario dell’e-learning, scorrete gli atti di Didamatica.

Leggi questo articolo sul mio Blog.

 
"Stampami il Forum"

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Dopo anni di lavoro nei variegati mondi della formazione tra scuola, università, privati e quant'altro riesco ancora a stupirmi dell'approssimazione e della superficialità con cui sono liquidate le questioni relative alla valutazione dell'e-learning. Già su quest'ultima parola ci sarebbe da ridire: il 90% delle volte, infatti, chi la utilizza lo fa a sproposito, riferendosi alle forme più bieche di trasmissione delle conoscenze del tipo "guarda e deglutisci" dove l'innovazione più spinta e strombazzata è quella che propone oggetti multimediali con tanti effetti speciali e tanta povertà di contenuto.

Ma questo sarebbe il meno. E' dove si sperimentano forme più vicine all'e-learning propriamente detto che emergono le più spassose interpretazioni di come dovrebbero essere valutati i processi collaborativi che si svolgono in ambienti ormai noti, come forum e wiki. Come molti sanno, la burocrazia che regna negli enti pubblici e nelle università non dà scampo. Assistiamo così all'imposizione di segnare puntualmente su appositi registri delle presenze i tempi di "permanenza" in rete, o all'obbligo di erogare le ore di formazione online esclusivamente dal lunedì al venerdì in orari di ufficio, con buona pace del significato di asincronicità.

Gli esiti più divertenti, però, sono quelli in cui si cerca di risolvere le esigenze formali di una valutazione degli apprendimenti traducendo le forme di interazione sociale, che sono notoriamente reticolari, in documenti cartacei di tipo sequenziale. E' quanto accade quando si richiede di stampare in formato cartaceo i wiki realizzati sulla piattaforma dal gruppo collaborativo; oppure, cosa ancora più incongruente, l'estrapolazione degli interventi nel forum del singolo studente. Sarebbe utile, a questo punto, spiegare a chi propone assurdità del genere che cos'è un wiki; o più semplicemente, un ipertesto; o meglio ancora, una mappa reticolare; oppure... oppure andare ancora più a monte spiegando che cosa sono i processi di costruzione sociale della conoscenza. E continuare illustrando che cos'è un forum, che cosa significa la ramificazione dei thread, e tutte queste belle cose.

Dubito, però che servirebbe a qualcosa; e mi limiterei a considerare divertente lo straparlare a proposito di ciò che non si conosce, se non fosse che rende completamente vani tutti gli studi e la fatica sulla valutazione delle interazioni e della partecipazione in rete che quotidianamente chi come me si occupa seriamente di e-learning si sobbarca. Il che, francamente, mi fa infuriare.

Vorrei, quindi, non dover sentire più la richiesta "stampami il forum"; e non dover più pensare, mentre mi dò da fare ad argomentare le ragioni per spiegare il mio rifiuto,  "perché non stampi tua sorella"?

Leggi questo articolo sul mio Blog.

 
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